Formazione in azienda

    Formazione AI Act: la tua gente usa già l'AI, e nessuno gliel'ha spiegata

    La tua gente sta già usando l'intelligenza artificiale. La domanda non è se la usa: è con quali dati e senza nessuna regola scritta. Mezza giornata in azienda, sui compiti veri delle persone che ci lavorano, e tre documenti che restano.

    Cosa dice la norma, in tre punti

    In vigore dal 2 febbraio 2025

    L'articolo 4 del Regolamento europeo chiede alle imprese di garantire competenza sull'AI a chi la usa. Non è una scadenza futura: è già passata da oltre un anno e mezzo.

    Riguarda anche chi l'AI la usa e basta

    Non serve svilupparla. Chi la utilizza in azienda ha obblighi propri, e vale per qualunque sistema di AI, a prescindere dal livello di rischio.

    In Italia c'è anche la Legge 132/2025

    Dal 23 settembre 2025 chiede di dichiarare l'uso di AI nei propri servizi e di informare i lavoratori quando entra nella gestione del personale.

    Non troverai in questa pagina l'importo delle sanzioni. Le circolari che girano in questi mesi lo mettono in cima perché fa paura; noi pensiamo che la ragione per farlo sia un'altra, e la trovi qui sotto.

    Quattro cose che ti diranno e che non stanno in piedi

    «L'hanno rinviata, non mi riguarda»

    Il Digital Omnibus ha spostato le scadenze dei sistemi ad alto rischio. L'articolo 4, le pratiche vietate e la trasparenza sono rimasti dov'erano.

    «Serve un ente accreditato»

    L'accreditamento serve per la formazione finanziata con fondi pubblici. Per l'articolo 4 conta che l'impresa possa dimostrare di aver formato le sue persone.

    «Io l'AI non la uso»

    Se qualcuno in azienda apre ChatGPT dal telefono per scrivere un'offerta, l'AI è già dentro. Semplicemente non l'ha decisa nessuno.

    «È roba da grandi aziende»

    L'obbligo non ha una soglia di dipendenti. Cambia la profondità di quello che serve fare, non il fatto che vada fatto.

    Come la facciamo, e cosa ti resta in mano

    Mezza giornata in azienda, con le persone che ci lavorano davvero. Non una lezione su cos'è l'intelligenza artificiale: si lavora sulle email che scrivono loro, sui preventivi che fanno loro, sui documenti che leggono loro.

    Prima di fissare la data guardiamo come lavorate e cosa state già usando — quella parte è compresa, non si paga a parte. Serve a noi per non venire a raccontarvi cose che non vi servono.

    Il registro della formazione

    Chi ha partecipato, quando, su cosa. È il documento che risponde alla domanda «e tu come lo dimostri?», che è l'unica che conta davvero.

    La regola d'uso dell'AI

    Corta e leggibile: cosa si può mettere dentro uno strumento di AI, cosa non ci va mai, cosa va sempre riletto da una persona prima di uscire.

    L'attestato di partecipazione

    Rilasciato da noi, senza valore accademico e senza millantare nulla: documenta che la sessione è stata fatta e da chi.

    Quello che non facciamo, detto prima

    • Non facciamo consulenza legale. Formiamo e consigliamo. Per la parte giuridica ti diciamo con chi parlare, e se serve lavoriamo insieme a lui.
    • Non ti diciamo che «così sei a norma». La conformità la dichiara l'impresa, non un fornitore. Noi ti diamo la formazione e i documenti che servono a dimostrare quello che hai fatto.
    • Non vendiamo un corso standard. Se dopo aver guardato come lavorate ci accorgiamo che non vi serve, ve lo diciamo. È successo e succederà ancora.

    Domande che ci fanno sempre

    L'AI Act chiede davvero alle aziende di formare il personale?

    Sì. L'articolo 4 del Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale è in vigore dal 2 febbraio 2025 e chiede a chi fornisce e a chi utilizza sistemi di AI di garantire un livello sufficiente di competenza al proprio personale. Vale per qualunque sistema di AI, a prescindere dal livello di rischio: se le persone in azienda usano strumenti come ChatGPT per lavorare, l'impresa rientra fra gli utilizzatori.

    L'AI Act non era stato rinviato?

    È il malinteso più diffuso. Il pacchetto Digital Omnibus, approvato dal Parlamento europeo il 16 giugno 2026 e dal Consiglio il 29 giugno 2026, ha spostato in avanti le scadenze dei sistemi ad alto rischio. Non ha toccato l'obbligo di alfabetizzazione dell'articolo 4, né le pratiche vietate, né gli obblighi di trasparenza.

    Serve un ente accreditato per formare il personale sull'AI Act?

    No. La norma non indica chi debba insegnare né impone un formato: l'obbligo è dell'impresa, che deve poter dimostrare di aver formato le proprie persone. L'accreditamento serve quando la formazione è finanziata con fondi pubblici o interprofessionali, che è un caso diverso.

    Quanto dura e cosa resta all'azienda dopo la formazione?

    Di solito mezza giornata in azienda per un uso quotidiano di base, di più quando ci sono ruoli tecnici o decisionali. All'impresa restano tre cose scritte: il registro di chi ha fatto la formazione, la regola interna d'uso dell'AI e un attestato di partecipazione. È un attestato nostro di partecipazione, senza valore accademico: serve a documentare che la formazione è stata fatta.

    In Italia ci sono obblighi in più rispetto al regolamento europeo?

    Sì. La Legge 132/2025, in vigore dal 23 settembre 2025, chiede a professionisti e imprese di dichiarare con chiarezza quando usano strumenti di AI nei propri servizi, e al datore di lavoro di informare i lavoratori quando l'AI entra nella gestione del personale. Tocca da vicino studi professionali, commercialisti e chiunque abbia dipendenti.

    Mezz'ora per capire cosa vi serve davvero

    Ci racconti come lavorate e chi usa cosa. Ti diciamo cosa faremmo noi e perché. Da lì, se ha senso, si va avanti insieme.

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