- Privacy e dati aziendaliCosa comporta usare strumenti esterni al lavoro.
- Cosa non va inseritoNegli strumenti AI, con esempi concreti del settore.
- Verifica umana dei risultatiQuando fidarsi e quando controllare.
- AI Act e alfabetizzazione AICosa chiede alle imprese e perché riguarda anche chi l'AI la usa e basta.
- Regole interne d'usoMettere per iscritto cosa è permesso e cosa no.
Formazione AI per venditori e team commerciali.
Per agenti di commercio, reti di vendita e chi in azienda passa la giornata a preparare visite, scrivere preventivi e rincorrere risposte. Costruita sulla trattativa e tenuta da chi vende tutti i giorni, non da chi l'ha letto su un libro.
Il percorso si adatta all'azienda e ai ruoli coinvolti. Ne parliamo prima di proporre qualcosa.
Cosa mette un venditore dentro ChatGPT?
Per fare prima, si incolla tutto: il cliente, il listino, l'offerta, la mail ricevuta. Con un account personale, quei dati escono dall'azienda. E nessuno se ne accorge.
I dati dei clienti
Nomi, telefoni, email, partite IVA e note della trattativa incollati in un account personale. Sono dati personali che escono dal controllo dell'azienda, ma la responsabilità davanti al GDPR resta dell'azienda.
Listini, margini e sconti
Prezzi riservati e condizioni speciali finiscono in uno strumento esterno. Con alcuni piani e impostazioni, le conversazioni possono essere usate per migliorare i modelli.
Contratti e documenti interni
Offerte, capitolati e contratti caricati «solo per un riassunto». Con dentro nomi, cifre e clausole che non dovrebbero uscire.
Le mail dei clienti incollate intere
Per farsi scrivere la risposta si incolla tutta la mail ricevuta: firma, telefono, indirizzo e magari i dati di altre persone in copia.
L'account resta al venditore
Se usa il suo account personale e un giorno se ne va, la cronologia con clienti e trattative se ne va con lui.
Le risposte inventate
L'AI può inventare un prezzo, una condizione o un dato tecnico con molta sicurezza. Se l'offerta sbagliata arriva al cliente, la responsabilità è dell'azienda.
Nel percorso ognuno impara cosa può inserire e cosa no, come togliere nomi e cifre prima di chiedere aiuto all'AI, e quali account e strumenti aziendali usare.
Cosa impara chi vende.
Cose che il giorno dopo si usano davanti a un cliente, non teoria.
Cosa sa fare l'AI, e dove sbaglia
Cosa fa bene, cosa fa male e perché a volte si inventa le cose. Per fidarsi con criterio: senza paura e senza fede cieca.
Chiedere le cose nel modo giusto
Una struttura fissa (ruolo, contesto, obiettivo, formato) e modelli pronti da copiare. È la base di tutto il resto.
Preparare una visita
Arrivare sapendo chi hai davanti: cosa fa l'azienda, cosa le preoccupa, le domande da fare e le obiezioni probabili. Dieci minuti invece di un'ora.
Scrivere un preventivo che si legge
Trasformare appunti e prezzi in un'offerta chiara, con il tono dell'azienda, in una frazione del tempo. E riscriverla quando il cliente chiede una variante.
Email e messaggi con la tua voce
Email, messaggi su LinkedIn e primi contatti scritti come li scriveresti tu, senza quel tono da robot che il cliente riconosce subito.
Il follow-up che non si perde
Il lavoro più redditizio e il primo che salta quando si va di corsa: riprendere i contatti fermi, ricordare cosa si era detto e scrivere il messaggio giusto al momento giusto.
Allenarsi sulle obiezioni
L'AI fa il cliente difficile e tu rispondi. Si prova la trattativa prima di farla davvero: è la parte più pratica, e quella che piace di più.
Dopo la visita
Dagli appunti al riassunto, al prossimo passo e all'aggiornamento del CRM in pochi minuti. È qui che si recupera più tempo.
Un assistente con le informazioni dell'azienda
Catalogo, argomentazioni e casi di successo in un assistente su un account aziendale, così tutti vendono con le stesse informazioni.
Cosa si può automatizzare
Promemoria e follow-up che partono da soli. Il venditore non li costruisce, ma sa cosa chiedere.
Documenti, PDF e dati
Riassumere e confrontare contratti, capitolati e offerte lunghe, e leggere tabelle e numeri senza passarci il pomeriggio.
Cercare e confrontare
Raccogliere informazioni su clienti, mercato e concorrenza, e capire quando il risultato va verificato altrove.
Sicurezza e uso responsabile.
L'articolo 4 dell'AI Act è in vigore dal 2 febbraio 2025 e riguarda anche le imprese che l'intelligenza artificiale la usano e basta.
Quattro cose concrete.
- La biblioteca di prompt dell'aziendaI modelli costruiti durante il percorso sui vostri casi reali, pronti da usare il giorno dopo.
- Il registro della formazioneChi ha partecipato, quando, su cosa. È il documento che risponde alla domanda «e tu come lo dimostri?», che è l'unica che conta davvero.
- La regola d'uso dell'AICorta e leggibile: cosa si può mettere dentro uno strumento di AI, cosa non ci va mai, cosa va sempre riletto da una persona prima di uscire.
- L'attestato di partecipazioneRilasciato da noi, senza valore accademico e senza millantare nulla: documenta che la sessione è stata fatta e da chi.
SYNA AI offre formazione e supporto operativo: non forniamo consulenza legale e non dichiariamo la conformità normativa del cliente.
Per chi è pensata.
Reti di vendita e agenti di commercio
Chi vive di visite, preventivi e follow-up. È il percorso che ci distingue: l'AI applicata alla trattativa, non all'ufficio.
Direzioni commerciali
Chi deve far rendere di più un gruppo di venditori senza assumere e senza cambiargli gli strumenti.
PMI
Aziende in cui l'AI è già entrata dal telefono di qualcuno, senza che nessuno l'abbia decisa. Per tutto l'ufficio c'è anche la formazione ChatGPT in azienda.
Professionisti e studi
Chi lavora su documenti, scadenze e comunicazioni, e ha dati di terzi da trattare con attenzione.
Attività commerciali
Negozi e imprese di servizi che vogliono guadagnare tempo su preventivi, testi e gestione delle richieste.
Ristorazione
Locali che devono comunicare bene, aggiornare contenuti e gestire il rapporto con i clienti senza personale dedicato.
Come la facciamo.
Esempi del vostro settore
Non casi di scuola: partiamo dai documenti e dalle attività che il personale ha davvero sulla scrivania.
Esercitazioni reali
Si lavora sugli strumenti durante l'incontro, così chi torna alla propria postazione sa già cosa fare.
Linguaggio non tecnico
Niente gergo. Le persone devono capire cosa stanno usando, non imparare il vocabolario dell'informatica.
Un piano di 30 giorni
Due o tre abitudini fisse e pochi numeri da guardare: tempo risparmiato, appuntamenti ottenuti, follow-up fatti.
Aggiornamenti periodici, se vi interessano
L'AI cambia ogni mese. Ogni tanto proponiamo un incontro breve, da 20 minuti a un'ora, sulle novità utili al vostro lavoro. Lo fate solo se vi serve.
Percorso su misura
Durata e contenuti si adattano all'azienda e ai ruoli coinvolti: chi scrive offerte non ha bisogno delle stesse cose di chi gestisce i dati.
Non solo formazione.
Lavorando con le persone vediamo anche dove i dati si ricopiano a mano e dove le richieste si fermano. Quello che notiamo ve lo diciamo: la formazione resta formazione, non è un preventivo mascherato.
Quello che ci chiedono sempre.
Che differenza c'è con gli altri corsi di intelligenza artificiale?
Gli altri partono dallo strumento e poi cercano dove applicarlo. Noi partiamo dalla trattativa: la visita da preparare, il preventivo da scrivere, il cliente fermo da tre settimane che nessuno ha richiamato. Chi conduce il percorso vende tutti i giorni, quindi gli esempi sono quelli veri e le obiezioni pure. Il resto — privacy, uso responsabile, AI Act — resta dentro, perché senza quello non si porta l'AI in un'azienda.
La formazione sull'intelligenza artificiale è obbligatoria per la mia azienda?
Il Regolamento europeo sull'AI (AI Act), all'articolo 4, chiede dal 2 febbraio 2025 alle imprese il cui personale usa sistemi di AI di garantire un livello sufficiente di competenza a chi li usa. Se in azienda qualcuno usa ChatGPT o strumenti simili per lavorare, la domanda vi riguarda. Noi formiamo e consigliamo: non facciamo consulenza legale, e come si applica il regolamento al vostro caso specifico lo dice un legale.
I nostri dipendenti usano ChatGPT con i loro account personali: è un problema?
È la situazione più diffusa e la meno controllata: ognuno scrive quello che gli pare, con dati aziendali dentro un account che non è dell'azienda e che resta alla persona anche se se ne va. Si sistema con licenze aziendali, una regola d'uso scritta e mezza giornata di formazione a chi lavora davvero con quegli strumenti.
Quanto dura e come si svolge?
Il percorso si costruisce sull'azienda e sui ruoli coinvolti: si fa di persona, in azienda, con le persone che useranno questi strumenti. Non vendiamo un pacchetto a ore uguale per tutti, perché una segreteria e un ufficio tecnico non hanno bisogno delle stesse cose.
Serve che le persone sappiano già usare questi strumenti?
No, e anzi il caso più utile è l'opposto: si parte dai compiti reali di ogni persona — documenti, email, dati, report, ricerca — e si lavora su quelli. Chi già li usa impara soprattutto cosa non deve metterci dentro.
Cosa resta all'azienda dopo la formazione?
Restano quattro cose concrete: la biblioteca di prompt costruita sui vostri casi, il registro della formazione, la regola d'uso scritta degli strumenti AI e l'attestato di partecipazione delle persone. Più, di solito, un elenco dei processi che durante il percorso abbiamo visto che si possono semplificare o automatizzare.
Quanto costa?
Dipende da quante persone sono coinvolte e da quanto è ampio il percorso: si guarda la situazione e si passa un preventivo scritto. Non c'è un listino, perché non c'è un corso uguale per tutti.
Fate anche la parte legale dell'AI Act?
No, ed è una riga che teniamo netta: formiamo, spieghiamo e consigliamo, ma non siamo legali. Quando serve un parere giuridico o un documento che deve reggere davanti a un'autorità, va scritto da un professionista del settore.
Parliamo della formazione per la tua azienda.
Ci racconti come lavorate e chi userà questi strumenti. Costruiamo il percorso su quello, senza pacchetti preconfezionati.